Sulla sommità della collina già alcuni viaggiatori dell'Ottocento avevano visto e segnalato la presenza di rilievi in pietra, e tra essi le raffigurazioni di due leoni (da cui il nome del sito: arslan, leone e tepe, collina); questi hanno attratto l'attenzione di archeologi francesi, i quali, nel 1932, avviarono lo scavo del sito, sotto la direzione di Louis Delaporte. Tali scavi hanno portato alla luce i resti di un palazzo neoittita del X secolo a.C., con una sontuosa corte rivestita di pietre, muri decorati a bassorilievo e la porta delimitata da due grandi leoni ad altorilievo. L'edificio con muri in mattoni crudi e legno si estendeva su tre terrazzi e costituiva l'ultimo di sei livelli tutti di età neoittita. Il palazzo rappresenta infatti il momento finale di un lungo periodo di relazioni tra Arslantepe e il mondo ittita, momento in cui qui era la capitale di uno dei regni creatisi in Anatolia dopo il collasso dell'impero ittita. Questo momento segna anche la fine di una lunghissima storia di prosperità e dominio del sito su tutte le regioni circostanti, avviatasi per lo meno tre millenni prima, intorno al 4000 a.C , e documentata da una sequenza di livelli di abitato le cui rovine sovrapposte hanno formato un deposito di circa 30 metri di altezza.

Momento

Gli scavi di Delaporte si protrassero dal 1932 al 1939. I suoi scavi misero in luce anche i resti di tre palazzi assiri sovrapposti, l'ultimo dei quali fu datato al regno di Sargon II (722-705 a.C.), e infine un'ampia piattaforma di mattoni crudi, probabilmente base di un edificio turco del IX-X secolo d.C. L'attività dello studioso francese fu interrotta dalle tristi vicende della seconda guerra mondiale che lo condussero alla morte. In seguito le ricerche furono riprese da Claude Schaeffer, che tuttavia, dopo aver effettuato alcuni saggi profondi agli inizi degli anni '50, decise di abbandonare l'impresa. L'interesse per gli aspetti neoittiti evidenziati dagli scavi di Delaporte e soprattutto la speranza di rinvenire documenti epigrafici di quel periodo spinsero Piero Meriggi, ittitologo dell'Università di Pavia, a chiedere alle autorità turche il permesso di proseguire le indagini abbandonate dai francesi, nell'ambito delle attività del centro di storia dell'arte e delle antichità del Vicino Oriente. Grazie alla benevola concessione della Direzione Generale delle Antichità turca iniziò nel 1961 l'avventura italiana nel tell di Arslantepe. Gli scavi fecero emergere una successione di cittadelle fortificate con mura in terra e porte urbiche imponenti riferibili ai periodi di insorgenza e poi di espansione imperiale del regno ittita, tra il 1700 e il 1200 a.C.

Sin dalla prima campagna Meriggi fu affiancato per la direzione dello scavo dall'archeologo Salvatore Puglisi dell'Università di Roma, che già nel 1963 assunse la direzione piena dei lavori, dal momento che i ritrovamenti non offrirono materiale epigrafico consistente, mentre apparivano estremamente promettenti per l'indagine archeologica. Da allora l'equipe italiana ha svolto continuamente la sua attività con annuali campagne di scavo, sotto la guida prima di Salvatore Puglisi, poi di Alba Palmieri, e attualmente di Marcella Frangipane.

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